EL GIGANTE DE MELILLA


December 2015

Spanish enclave of Melilla in Morocco


performance

one channel HD video

01:35 min

sound, color

filmed by Sofie Steinberger

edited by the artist

thanks for the support to Kahinarte

It's time to go and see with my eyes the frontiers of the Fortress Europe, in order to understand if these places really correspond to the descriptions of the mass media, which depict them as brutal places, in which the law it was suspended, where civilization fights barbarism.


In 2015 I went to Melilla, Spanish enclave in Morocco, facing out the Mediterranean Sea. The border between Europe and Africa is secured by the Valla, a six-meter-tall border fence with modern surveillance systems. Unfortunately, Melilla is renowned because of the thousands of refugees that try to cross the border illegally, sometimes succeeding and avoiding the Spanish police attempts to take them back to Morocco. In the city of Melilla there is a coexistence of Christians, Jews and Muslims in majority. A lot of people come from Riffian - Berber communities.


In Melilla the Giant dance took place. The Giant is a grotesque figure traditionally present in many Countries of the Mediterranea area. It was handmade during my stay in kahinarte’s residency. When the Giant dances in the streets, people are often scared by him, but curiously this fear is mixed to the pleasure of attending an unusual situation, seeming to be an ancient ritual. A sort of innate and collective fear. When children try to touch the Giant, in that moment the fear just becomes amusement.


My Giant’s dance was nothing more than a moment of fun in the streets of Melilla and it should suggest the story of a man from the nomadic Issawa community, that jumped the border fence and symbolically came to Europe to dance and to demolish xenophobia. That fear that today torments so many Europeans, probably because they are afraid to experience the same misery and humiliation that migrants feel every day. Melilla instills the feeling of being a militarized city, where hundreds of african migrants wait for the good momenti to climb the dividing fence. If you pass the fence you are already in Europe and you don’t need to sail the sea to reach Europe.





E’ giunto il momento di andare a vedere con i miei occhi le frontiere della Fortezza Europa, per valutare se davvero questi luoghi corrispondano alle descrizioni dei mass media, che li dipingono come luoghi brutali, in cui il diritto è stato sospeso, dove la civiltà combatte la barbarie.


Nel 2015 sono andato a Melilla, enclave spagnola in Marocco. Città che affaccia sul mare, totalmente circondata dalla Valla, una rete alta sei metri monitorata da un moderno sistema di sorveglianza. La città è abitata da etnie diverse, in particolare da comunità berbere del Riff. Sono rimasto stupito dalla pacifica convivenza di cristiani, musulmani ed ebrei, i quali gestiscono molte attività commerciali presenti in città.


Proprio a Melilla ha avuto luogo la prima danza del Gigante, una figura grottesca presente in diversi stati del Mediterraneo. Questa struttura è stata realizzata in occasione della residenza artistica presso l’associazione culturale Kahinarte. Il Gigante, una volta costruito, è stato da me utilizzato per inscenare una danza a ritmo di tarantella per le strade del Rastro, il quartiere mercatale e islamico della città. Quando il Gigante balla per strada, le persone sembrano spaventate dalla sua presenza imponente, in particolare i bambini, ma noto che questa paura si mischia alla curiosità di trovarsi di fronte ad una situazione anomala e bizzarra, come quando si assiste ad un antico rituale. La sensazione che la gente mi trasmette mentre ballo con il gigante è quella di una paura collettiva. Quando, però, i bambini vengono coinvolti e interagiscono con il Gigante, allora la paura si trasforma in divertimento.


Il Gigante vuole essere nulla di più che un momento di divertimento nelle strade di Melilla e vuole raccontare la storia di un uomo appartenente alla comunità nomade degli Issawa che simbolicamente salta la rete della frontiera per giungere in Europa e demolire il senso di xenofobia che ci affligge e ci assilla, probabilmente perchè abbiamo paura di vivere la stessa miseria e umiliazione che i migranti vivono ogni giorno. Melilla trasmette la sensazione di trovarsi in una città militarizzata, dove centinaia di migranti africani che vivono in stato di indigenza pressano alla frontiera e attendono il momento giusto per arrampicarsi e superare le reti divisorie. Qualcuno ce la fa. Le probabilità di farcele sono remote, ma almeno non bisogna navigare il mare per giungere in Europa, in quanto Melilla è Europa a tutti gli effetti, pur trovandosi nell’Africa nord sahariana.​



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