A BIG QUESTION MARK


2016

Berlin, Germany


Sculpture realized with 2.000 bars of Aleppo soap.

Tamburine from South Italy. Material: leather, wood, metal, acrylic

30 cm diameter


Il sapone di Aleppo costituisce una delle risorse più preziose che la Siria esporta in grande quantità. E' prodotto con una miscela di olio d’oliva, soda caustica e alloro, in quantità variabile a seconda del tipo. Il suo odore è forte ma morbido, entra nelle narici lentamente. Esso viene commercializzato sotto forma di mattoncini di peso e dimensione variabile.


Questo prodotto della tradizione siriana ha risvegliato la mia memoria e mi ha riportato agli anni in cui mia nonna era ancora viva. Ogni anno produceva il sapone con un metodo analogo e anche lei usava l’olio d’oliva, quando il raccolto di olive regalava un esubero. Negli anni in cui il raccolto era più scarso, utilizzava il grasso di maiale anziché le olive. Il sapone di mia nonna era molto grasso ed era impiegato per lo più nel lavaggio degli indumenti. Anche mia nonna divideva il composto in mattonelle, più grandi rispetto al sapone di Aleppo, e tale composto era ottenuto bollendo per lungo tempo gli ingredienti dentro un calderone, girando con un bastone. Era una pratica molto grezza a vedersi, ma la qualità ottenuta era garantita da un metodo che si tramandava da generazioni.


Conoscere una persona che viene da luoghi lontani, con la quale individuare esperienze in comune, che io chiamo Analogie Culturali, crea una vicinanza intellettuale molto forte, che spinge ad aprirsi maggiormente l’uno nei confronti dell’altro, quindi a fidarsi. Se andiamo alla ricerca di Analogie Culturali, le nostre identità si incontrano e le distanze si accorciano, gettando le basi per un’identità comune. Sono convinto che oggi sempre più persone guardano con interesse al Mediterraneo come area di condivisione tra Europa, Africa e Medioriente, anzichè restare geograficamente sudditi N.A.T.O.


Recentemente, in occasione di un’esposizione presso una galleria d’arte di Berlino, in Germania, ho presentato una scultura composta da duemila saponi di Aleppo. Si tratta di una scultura cilindrica alta più di due metri, che si ispira alle piglie siriane, tipiche strutture costruite con i saponi freschi che vengono lasciati ad essiccare per lungo tempo. Sono riuscito a reperire una partita di duemila saponi che non potevano più essere commercializzati, perchè l’azienda di Aleppo che li produce è stata alluvionata in seguito a lunghe piogge, ed una parte dei saponi si è rovinata quel poco che basta per non essere più appetibile per i raffinati gusti europei, dove l’aspetto esteriore spesso è più importante della sostanza.


Così sono riuscito ad entrare in possesso dei saponi, che ho fatto pervenire a Berlino in breve tempo tramite spedizionieri. Tutto è successo nell’aprile del 2016. Ho voluto dimostrare come i prodotti si possono muovere con estrema facilità e velocità anche se provengono da zone di guerra, mentre le persone incontrano numerose difficoltà logistiche, in particolare alle frontiere.


L’opera si intitola “Un grande punto interrogativo”. Nei giorni di allestimento della mostra, la scultura di saponi d’Aleppo ha richiesto tre giorni di lavoro. Sembrava una metafora della vita: iniziavo al mattino a mettere un sapone sopra l’altro, ma alla sera si verificavano cedimenti strutturali e la scultura cadeva rovinosamente a terra. Non è stato facile capire come calibrare i pesi dei saponi e distribuire il peso in maniera uniforme. Ad aiutarmi c’era un ragazzo di origine libanese, da molti anni in Germania, sebbene i suoi documenti d’identità non gli permettessero l’espatrio fuori dalla Germania. Anche lui aveva preso a cuore la scultura, perchè gli ricordava l’infanzia in Libano e aveva familiarità con i saponi di Aleppo, presenti in casa sua.


Quando abbiamo terminato la scultura io gli ho chiesto: che cosa ci vedi in questa scultura? E lui mi ha risposto: ci vedo un grande punto di domanda! Perchè tutti questi saponi sono qui? Perchè duemila saponi provenienti da Aleppo sono qui a Berlino e non duemila persone? Sono stato contento che quel ragazzo la pensasse come me, e per questo motivo l’opera porta questo titolo.